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Dio “non opprime nessuno”. L’origine e la causa dei mali

La frase, riferita a Dio “egli non opprime nessuno” si trova nell’Antico Testamento, precisamente nel libro di Giobbe, capitolo 37, versetto 23. In queste quattro parole vengono smentite milioni di falsità su Dio e prese in giro ai credenti, colpevoli rispettivamente di opprimere gli uomini (secondo alcuni perché è malvagio, secondo altri ancora per punirli) e di credere in un Dio che, se esiste, non è affatto perfetto.

La Bibbia in realtà è molto chiara su questo punto. Nell’Antico Testamento Dio ha colpito gruppi di uomini (e parliamo di gruppi, non di persone a caso) per difenderne altri, puri e fedeli, motivando sempre la Sua scelta e dando sempre avvertimenti per consentire a questi gruppi di correggere la propria condotta. Le responsabilità dei mali del mondo (catastrofi naturali, genocidi, guerre, crisi economiche ecc) vengono spesso attribuite a Dio, dicendo che, essendo onnipotente, dovrebbe intervenire. Ci si dimentica però di due altre caratteristiche fondamentali di Dio: il libero arbitrio e la giustizia. Come tutti sanno, il male non faceva parte della Creazione: Dio creò la luce, le acque, le terre ecc ma non il male, la morte, la fatica, la vecchiaia. Quando creò l’uomo e la donna, però, li creò liberi di scegliere e per dare libertà bisogna far sì che ci siano almeno due cose su cui scegliere, altrimenti si vive l’unica possibilità esistente, piaccia o no. Non ha quindi alcun senso dire che, se Dio avesse amato davvero gli uomini o fosse stato davvero perfetto, non avrebbe creato l’albero del frutto proibito. Adamo ed Eva però hanno usato male il libero arbitrio, seguendo il consiglio e le menzogne di Satana (che a sua volta, “usando” il libero arbitrio, aveva deciso di ribellarsi a Dio, passando quindi dall’essere uno degli angeli di Dio a essere il suo oppositore) e scegliendo di regolare autonomamente la loro vita, credendo di potere essere “come Dio” (questo aveva detto il serpente, come si può leggere in Genesi 3: 5). Si trattava però chiaramente di una menzogna.

Come Dio aveva detto, la disobbedienza ha portato alla mortalità dell’Uomo e alla sua cacciata dall’Eden. L’Uomo però non è “come Dio”, come sappiamo non è capace di avere il controllo della Terra, spesso neanche di una sua porzione e questo, tramite squilibri ormai noti (deforestazione e frane, surriscaldamento del pianeta, inquinamento, specie animali e vegetali in estinzione, esaurimento di materiali combustibili ecc), porta a catastrofi naturali, a guerre, a morti  (spesso di innocenti), a carestie, a crisi economiche.. Ma spesso gli uomini si fanno del male direttamente: sono sempre di più gli omicidi, anche tra parenti o coniugi, per i motivi più futili. Il motivo la Bibbia l’ha detto chiaramente ma non viene mai citato dai capi religiosi: “tutto il mondo giace sotto il potere del maligno” (1 Giovanni 5:19). Nell’incapacità dell’Uomo di autogovernarsi si insinua il maligno, con le sue tentazioni, con l’egoismo dell’uomo ancora una volta causa principale del suo stesso male. Ci si chiede allora perché Dio permetta che anche gli innocenti vengano colpiti da questi mali ma la risposta, se si riflette un attimo, è logica: essendo Dio giusto, Egli non potrebbe fare particolarità, quindi avrebbe dovuto, da subito risolvere tutti i problemi dei giusti, riportando quindi in breve tempo l’Eden sulla Terra. Inoltre Dio non può ridare all’Uomo la sua condizione perfetta o una condizione simile senza che egli abbia dimostrato pentimento e fedeltà, come dimostra il dialogo tra Dio e Satana riguardo alla fedeltà di Giobbe (Giobbe 1:6-12), :

6 Un giorno i figli di Dio vennero a presentarsi davanti al SIGNORE, e Satana venne anch’egli in mezzo a loro. 7 Il SIGNORE disse a Satana: «Da dove vieni?» Satana rispose al SIGNORE: «Dal percorrere la terra e dal passeggiare per essa». 8 Il SIGNORE disse a Satana: «Hai notato il mio servo Giobbe? Non ce n’è un altro sulla terra che come lui sia integro, retto, tema Dio e fugga il male». 9 Satana rispose al SIGNORE: «È forse per nulla che Giobbe teme Dio? 10 Non l’hai forse circondato di un riparo, lui, la sua casa, e tutto quel che possiede? Tu hai benedetto l’opera delle sue mani e il suo bestiame ricopre tutto il paese. 11 Ma stendi un po’ la tua mano, tocca quanto egli possiede, e vedrai se non ti rinnega in faccia». 12 Il SIGNORE disse a Satana: «Ebbene, tutto quello che possiede è in tuo potere; soltanto, non stender la mano sulla sua persona». E Satana si ritirò dalla presenza del SIGNORE.

L’Uomo quindi non viene mai oppresso da Dio (Satana propone a Dio di “toccare” i beni di Dio ma lui si limita a non proteggerlo) ma da Satana, che lo colpisce e lo tenta proprio a causa del peccato originale, che ha reso discutibile la sua fedeltà a Dio e quindi la bontà stessa dell’Uomo. Ogni uomo però può mostrare fede e quindi riavere tutto ciò che ha perso e anche di più, oltre al “riparo” che Dio concederà a chi mostrerà di meritarlo e alla vita eterna, senza malattie nè sofferenze nè fame o sete, in una Terra ripulita da ogni male. Senza questa dimostrazione, infatti, Satana potrebbe accusare nuovamente Dio di dare all’uomo beni che egli non merita, insomma di mancare di quella che è una delle caratteristiche di Dio: la giustizia.

La Bibbia e gli animali

 

(URL immagine: http://d1o0u1p1zgu48g.cloudfront.net/wp-content/uploads/2011/10/legame-tra-uomo-e-cane.jpg)

L’uomo può fare degli animali quello che vuole?

Gli animali hanno dei diritti anche secondo la Bibbia?

Saranno presenti nel Paradiso?

A queste e ad altre domande si può trovare risposta in un interessante articolo della rivista (curata, stampata e distribuita gratuitamente dai Testimoni di Geova) Svegliatevi!, più precisamente a pagina 10 del numero di dicembre 2011.

Riporto qui solo le scritture citate nell’articolo che sono, a mio parere, più interessanti (i commenti successivi a ogni passo sono miei)

Genesi 2:18-20 (traduzione CEI)

18 Poi il Signore Dio disse: «Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile». 19 Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all’uomo, per vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l’uomo avesse chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome. 20 Così l’uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile.”

Da questo primo brano si evince che il fine della creazione degli animali era quello di aiutare l’uomo e di dargli una compagnia a lui simile, per non farlo sentire solo. Si dice (implicitamente ma non troppo) che, per quanto riguarda la similarità, gli animali non erano abbastanza per l’uomo e, per questo, fu creata la donna. Credo che, nel bene e nel male, si possa concordare sul fatto che gli animali sono diversi dall’uomo e che bisogna distinguere l’essere simili dall’essere dei buoni compagni.

Proverbi 12:10 (traduzione CEI)

“Il giusto ha cura del suo bestiame, ma i sentimenti degli empi sono spietati.”

Passo molto chiaro: è caratteristica del giusto (ed è quindi da ritenersi il comportamento gradito a Dio) prendersi cura dei propri animali e averne pietà.

Deuteronomio 22:10

“Non devi arare con un bue e un asino aggiogati assieme.”

Una regola che ha evidentemente come obiettivo la sicurezza dei due animali.

Deuteronomio 25: 4

“Non metterai la museruola al bue, mentre sta trebbiando.”

Esodo 23:5

“Quando vedrai l’asino del tuo nemico accasciarsi sotto il carico, non abbandonarlo a se stesso: mettiti con lui ad aiutarlo.”

Sembra chiaro, leggendo questa scrittura, che gli animali non devono essere ritenuti colpevoli delle azioni del loro proprietario e, in caso di bisogno, debbano essere soccorsi.

Esodo 23:12

“Per sei giorni farai i tuoi lavori, ma nel settimo giorno farai riposo, perché possano goder quiete il tuo bue e il tuo asino e possano respirare i figli della tua schiava e il forestiero.”

Credo si possa dire, riferendoci a questo passo e a quelli sopracitati di Deuteronomio, che la Bibbia condanna esplicitamente lo sfruttamento di animali, sia esso inteso come mancanza delle giuste dosi di cibo, condizioni di lavoro e periodi di riposo.

Isaia 11:6-8 (capitolo che riguarda le caratteristiche del Paradiso)

6 Il lupo dimorerà insieme con l’agnello,
la pantera si sdraierà accanto al capretto;
il vitello e il leoncello pascoleranno insieme
e un fanciullo li guiderà.
7 La vacca e l’orsa pascoleranno insieme;
si sdraieranno insieme i loro piccoli.
Il leone si ciberà di paglia, come il bue.
8 Il lattante si trastullerà sulla buca dell’aspide;
il bambino metterà la mano nel covo di serpenti velenosi.”

Dunque anche gli animali saranno presenti nel Paradiso, come lo erano nell’Eden. Si noti anche che non ci saranno più predatori e prede (terza parte del versetto 7) e la possibilità che un animale si senta minacciato dall’uomo e possa quindi attaccarlo (versetto 8).

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