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Mulieres: la danza contro violenza, xenofobia, cyberbullismo e omofobia 

Mulieres

Mulieres non è un’esposizione di vuota retorica sui temi importantissimi ma insidiosi della violenza, della xenofobia, del cyberbullismo e dell’omofobia, nonostante i temi siano molto (mai abbastanza) trattati, motivo per cui il rischio di essere poco originali o addirittura banali è dietro l’angolo. Mulieres è invece uno spettacolo non solo ha il pregio di trattarli senza mezzi termini ma lo fa con coreografie originali in tutto (oggetti utilizzati, passi, musiche) e con una forza che rende il tutto meno distaccato, per nulla buonista ma vero, crudo ma anche lucente negli sprazzi di speranza che alcune storie offrono e che offre soprattutto la condivisione dei valori da contrapporre a queste violenze. Kiki dance project ha pensato tutto meticolosamente e ottenuto un risultato stupefacente.

inizio

Le coreografie e la regia di Luca Lombardi

Il distacco del pubblico con le tematiche è letteralmente, fisicamente cancellato dal corpo di ballo che, nella prima coreografia e in altre si inietta nel pubblico per scuoterlo da subito dal torpore nel quale questa società troppo individualista ci porta. Nella platea illuminata ci si riscopre insieme, fraterni, contro le mostruosità, armati della bellezza dell’arte, protetti dallo scudo dell’empatia. Le coreografie sono di grande impatto, grazie anche a un’esecuzione e un’espressività notevoli e a musiche (cantate egregiamente in sala o diffuse) perfette per ritmi e testi. Cito in particolare l’originalità di una coreografia eseguita al buio con delle piccole torce tenute in mano dal corpo di ballo e quindi danzanti anch’esse e una coreografia eseguita con della tavole di legno che, nel corso del brano, si sono trasformate in pareti di separazione tra i mondi degli amanti e poi in croci sulle quali le vittime sono state inchiodate da quelli che sarebbero dovuti essere i loro amanti.

I testi introduttivi di Giusi Rosamilia, recitati da Daniele Nigido

Le introduzioni, che citano le storie e i nomi delle vittime di queste violenze, sono schiaffi che ci impongono di guardare la realtà, di conoscerla per poterla cambiare. Qui è invece il buio in sala a circondare la scena, il narratore e il chitarrista soli a narrare le storie, come chi le ha vissute, ma ad ascoltare questa volte c’è qualcuno ed è questo che deve fare la differenza. Storie diverse per i luoghi in cui si sono svolte e per le violenze avvenute, che giustamente sono citate singolarmente per dare a ogni persona il giusto spazio, nel flusso di emozioni, nella riflessione, nella memoria.

Il finale

Come in un circolo il finale si è chiuso danzando in mezzo al pubblico e con parte di esso, chiamando le persone (in quanto parenti, partner o amici dei protagonisti) sono stati a loro modo parte del progetto. Un bel gesto che ha concluso questo spettacolo dunque vario ed emozionante, un’ora circa di brividi sulla pelle e bellezza negli occhi, che mi auguro possa girare per l’Italia riscuotendo successo e smuovendo le coscienze.

finale

Nota: le interpretazioni offerte sono del tutto personali, una delle cose più belle dell’arte è che è capace di dare sensazioni molto simili e interpretazioni anche molto diverse.

Recensione: “Ricettario Patafisico” di Laura Bonelli

Avete presente i pasti di Natale (difficile non averlo presente in questi giorni)? Questo libro è l’opposto, o almeno lo è la concezione della cucina sulla quale è fondato, ma non meno gustoso. 

Si basa infatti su una visione più pratica ed esplorativa della cucina e dei suoi ingredienti rispetto invece alla tradizione e alla grande cura per la presentazione che ritroviamo nelle nostre tavole in questi giorni. Si bada più alla sostanza e alla ricerca di nuovi accostamenti di sapori, nella patafisica, dando spazio anche alla cucina vegetariana e vegana. 

Il libro si apre con la storia dell’incontro di una ragazza, Amantiglio, con una “cooperativa” di bizzarri personaggi (simili – non a caso – a quelli di Alice nel Paese delle meraviglie), che producono piatti stravaganti di ogni tipo e necessitano di un assaggiatore tuttofare che sostituisca temporaneamente la persona che solitamente ricopre il ruolo. Tra nonsense linguistici e un incontro che le farà rivalutare il suo passato e di conseguenza il significato del suo nome, la giovane protagonista si ritroverà arricchita da una nuova salute interiore e da una inestimabile lista di ricette: il ricettario patafisico, riportato nella seconda parte del libro e completato da brevi ma interessanti spiegazioni sulla patafisica, antica filosofia collegata al clinamen di Eraclito.

Una lettura (è proprio il caso di dirlo) molto appetitosa!

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